Come scegliere un cappello su misura? Scopri qualche consiglio di stile.

Come scegliere un cappello su misura? Scopri come non sbagliare.

Fedora, basco, coppola, cloche, a tesa larga o fisherman hat: scopri quale modello di cappello su misura fa per te!

Come scegliere un cappello su misura? Scopri come non sbagliare.

Quando si parla di cappelli penso subito a Madame Chanel, che iniziò la sua carriera aprendo la sua boutique di cappelli da lei realizzati, molto diversi da tutti gli altri sontuosi degli anni 20 della Belle Epoque. Il cappello su misura in realtà è un accessorio dalla storia millenaria: seppur non più “d’obbligo” come una volta, è riuscito ad attraversare le mode assumendo le forme più fantasiose.

Il cappello influisce decisamente sull’aspetto, di conseguenza potrai elevare il look all’ennesima potenza. Attenzione, però, a non “stonare” con le linee del copricapo che dovranno interagire con quelle del viso. Bisogna trovare il giusto equilibrio. Il cappello, in tutte le stagioni, è un accessorio molto pratico per difenderci da sole, pioggia, freddo, ma è soprattutto uno strumento di stile che può rendere particolare un outfit basico e dare un tocco di originalità ad un look che forse passerebbe inosservato.

Quando scegliamo un cappello su misura, il colore e il modello non sono le uniche cose da considerare. Per prima cosa dovrebbe essere adatto alle proporzioni del viso, ed è da qui che cominciamo.

C’è un cappello su misura per ogni donna, ma qual è il migliore?

Esistono i più disparati modelli di cappelli su misura. Tuttavia il primo aspetto da considerare è la fisionomia della persona che lo indosserà, principalmente la forma del viso e della testa. Deve dare armonia al volto ed equilibrarsi con l’outfit; di conseguenza, ci sono alcuni fattori che vanno presi in considerazione quando se ne compra uno:

VISO OVALE: Cappelli per viso ovale? Sei fortunato: questa forma del viso si abbina perfettamente a tutti i tipi di cappelli uomo. Puoi scegliere quindi il modello che preferisci in base a stile, materiale e occasione d’uso. Un’unica accortezza: scegli la giusta taglia, in base alla grandezza del viso.

VISO ALLUNGATO: Il viso allungato ha una forma più sottile, che si sviluppa in lunghezza. Di solito presenta guance e zigomi arrotondati. Ideali per i visi allungati sono i cappelli con tesa larga, o comunque tutti i modelli voluminosi, che si estendono in larghezza, per dare volume ai lati del viso.

VISO QUADRATO: I tuoi zigomi larghi, i lineamenti ben definiti e la fronte larga e piatta? Allora hai un viso quadrato. Dovresti indossare dei copricapi che snelliscono e allungano otticamente la faccia. I modelli migliori per te sono quindi rappresentati dai cappelli alti che slanciano il viso – andranno bene quelli con pon pon. Puoi permetterti anche il berretto, la coppola, ma anche un cappello a tesa larga.

VISO A FORMA DI CUORE: Fronte ampia, mento a punta e mascella ben marcata sono le caratteristiche principali di un viso a forma di cuore. Scegliendo il cappello per questa forma, bisogna tenere conto di dover coprire la fronte spaziosa e arrotondare la parte inferiore del viso. In questo caso saranno adatti tutti i tipi di cappelli a tesa media e con visiera. Andrà bene anche un cappello piccolo.

Oltre al proprio volto, bisogna anche considerare la propria chioma. Ecco perché vogliamo subito svelarvi che se avete capelli ricci e voluminosi, vi staranno sicuramente bene i cappelli maschili e le coppole, perché non andranno ad appiattire troppo al vostra chioma. Adesso che consci tutti i particolari da tenere in considerazione per scegliere il cappello su misura ideale per il tuo look, sarai sempre all’ultima moda!

Misure e taglie

Per prendere la vostra misura di cappello dovete misurare la circonferenza della testa un centimetro circa sopra l’orecchio. Nella valutazione della misura considerate che:

  1. Meglio un cappello leggermente abbondante piuttosto che uno stretto, con un piccolo spessore o una piccola cucitura interna è facile restringerlo.
  2. Se hai molti capelli avrai una tolleranza maggiore, i capelli fungono da “ammortizzatore” naturale.
  3. Se hai capelli rasati o sei calvo, dovrai fare più attenzione a calcolare la tua misura e avrai meno tolleranza, puoi passare dalla sensazione di “stretto” a “largo” in pochi millimetri.
  4. Cappelli e berretti “morbidi” permettono tolleranza maggiori,
  5. Cappelli e berretti “rigidi” necessitano di maggiore attenzione nel calcolo della misura. E’ utile anche conoscere la forma della tua testa. Essa può essere “rotonda” o “ovale”, comunicandolo al momento dell’acquisto, potremo conformare il cappello ( ad esempio un cilindro artigianale ) prima di spedirtelo.
  6. Se hai la testa molto rotonda evita i cappelli rigidi con le tese tutte abbassate, preferisci quelli con le tese posteriori rialzate.

Dove acquistare un cappello su misura?

Puoi acquistare il tuo cappello su misura direttamente sul nostro sito, scegliendo tra una varietà di modelli disponibili. Ogni cappello è realizzato artigianalmente su ordinazione. Se non trovi esattamente ciò che desideri, non esitare a contattarci per comunicarci le tue esigenze specifiche.

Contattaci per maggiori informazioni: clicca qui.

Upcycling: la sostenibilità rappresenta il futuro della moda

Upcycling la sostenibilità rappresenta il futuro della moda

Ormai da qualche anno a farsi sempre più spazio nel mondo della moda è l’upcycling, ma di cosa stiamo parlando esattamente?

Upcycling la sostenibilità rappresenta il futuro della moda
Levi’s® Upcycling Project – Photo Leonardo Male

Non solo una trend ma un vero mercato, più sostenibile e green. Ma bisogna fare differenza tra i termini che sentiamo più spesso nominare: recycling e upcycling. Nel primo caso il materiale viene recuperato e, per esempio, se si tratta di un tessuto trasformato in nuovo filato. Nel secondo procedimento, invece, si passa attraverso il ri-uso e la creatività. In questo modo capi vintage, ma anche pezze e dead-stock, così come sono, vivono una nuova vita, modificate in virtù dello stile che vogliamo dargli. Il capo in disuso viene ripensato nella in parte o nella sua totalità e destinato ad una nuova vita: una gonna diventa una borsa, una giacca la seduta di una sedia e così via.

Perché è importante fare questa differenza? In tre semplici punti:

  • Riciclare non è così semplice come può sembrare. Nel settore moda, la Ellen Macarthur Foundation ha stimato che l’1% dei vestiti viene riciclato, quindi quasi niente, riciclare i vestiti non è davvero un’opzione su cui si può contare nel caso della moda.
  • Riciclare implica nuovi processi di lavorazione. Significa che non viene eliminato del tutto l’inquinamento derivante dai processi, per quanto possano essere sostenibili, avranno comunque un impatto sull’ambiente.
  • Riciclare costa più di riutilizzare. È anche uno dei motivi per cui una piccolissima percentuale di vestiti viene riciclata, produrre da zero costa meno che riciclare, soprattutto se parliamo di fast fashion. Per questo l’obiettivo è ormai evitare di produrre e comprare, e non riciclare.

Oggi essere consapevoli di ciò che si crea è un must, e lo riscontriamo nel successo dei talenti emergenti nel mondo del lusso. Bode per esempio produce abiti artigianali unici nel loro genere. Tagliati da tessuti antichi, trapunte vittoriane, sacchi di grano e biancheria da letto. È salito rapidamente al successo dopo aver vinto il CFDA Fashion Award for Emerging Designers nel 2019. Le sue creazioni upcycled sono state indossate da celebrities del calibro di Bella Hadid, Harry Styles e Dua Lipa.

Sulla piattaforma TheRealReal, per esempio, esiste tra i grandi marchi in vendita, una sezione dedicata alla moda upcycle realizzata in co-lab con Maurizio Donadi di Atelier & Repairs. Il progetto si chiama ReCollection 01 e comprende 54 capi di designer celebri, come Stella McCartney e Balenciaga, che, danneggiati o invendibili per svariati motivi, diventano creazioni uniche e riciclate.

L’upcycling è uno dei cinque modelli dell’economia circolare il cui obiettivo nel settore moda è contrastare il consumismo e la sovrapproduzione della fast fashion incentivando il riuso di ciò che è già stato prodotto. Il fast fashion e comunque il fashion, genera una montagna di vestiti buttati via ogni anno e ha un enorme impatto sull’ambiente: si stima che a livello globale, ogni anno vengono creati circa 92 milioni di tonnellate di rifiuti tessili. Entro il 2030, si prevede che scarteremo più di 134 milioni di tonnellate di tessuti all’ anno. Gran parte del problema dipende dai materiali utilizzati per fare i vestiti: fibre non riciclabili, non biodegradabili e dalle fibre quasi sempre utilizzate in mischia e quindi difficili da riciclare e trasformare in nuove fibre e, soprattutto dalla loro scarsa qualità che ne permette un utilizzo assai limitato nel tempo.

Il modello tradizionale “prendere, produrre, scartare“, che non presta attenzione ai materiali giunti a fine vita, deve essere modificato per valorizzare lo scarto e farlo diventare risorsa. La conclusione è sempre la stessa e semplicissima: riutilizzare in qualunque modo i vestiti è più conveniente e sicuramente più ecosostenibile rispetto a produrne di nuovi.

Riciclare vecchi jeans: un progetto innovativo

Vittoria Valzania celebra upcycling con Reejeansiamo

Chi non ha un paio di jeans vecchio e non più indossato? Sicuramente tantissime persone! Ma niente panico, invece di buttarli via potete benissimo riutilizzarli per realizzare tantissime idee fantastiche e sorprendenti!

L’upcycling è un’opportunità concreta per evitare gli sprechi e regalare un futuro alternativo ai capi un tempo tanto amati e che, adesso, che non vengono più indossati. Questo è proprio il concetto che guida il progetto di upcycling Reejeansiamo: la creazione di un qualcosa di unico e nuovo che parte da prodotti pre-esistenti, reinventati e riconvertiti grazie al recupero dei materiali e al loro riutilizzo creativo.

Scopri il progetto Reejeansiamo a questo link.

Corsetto storico, sottostrutture e costumistica teatrale

Corsetteria storica: sottostrutture e costumistica teatrale

Impara le tecniche tradizionali della costruzione di un vero corsetto storico, facendolo tu stessa con la stoffa che più ti piace.

Corsetto storico, sottostrutture e costumistica teatrale

Tra le priorità del Laboratorio Artigianale di Sartoria Madame Flo c’è quella di trasmettere la conoscenza della storia del costume e della moda in quanto solo sapendo leggere stili e significati che dietro di esse si celano è possibile alimentare e accrescere la creatività e la capacità di ricerca personale. Anche grandi stilisti sono testimoni della preziosa ispirazione che può avere origine dalla conoscenza del passato e di quanto questo possa trovare sempre nuove chiavi di lettura e di attualizzazione proprio attraverso la moda.

Vi accompagneremo in un vero e proprio viaggio nel tempo, che porta alla scoperta del susseguirsi delle culture, delle tradizioni e dei movimenti che nel tempo hanno portato e portano tutt’oggi la moda, ad una continua evoluzione.

Il corso di corsetteria storica prevede lo studio approfondito del Corsetto Storico e della sua evoluzione sino ai giorni d’oggi. Verranno analizzati e studiati i cartamodelli storici originali, focalizzando l’attenzione sulle varie tipologie di Corsetto in relazione al periodo storico di riferimento.

Il Laboratorio Artigianale di Sartoria Madame Flo organizza workshop di corsetteria storica che hanno una durata di 40 ore suddivise in 5 giornate. Durante il corso viene progettato un cartamodello di un corsetto storico, adattato alle misure desiderate, tagliato e confezionato su stoffa, con particolare attenzione alle rifiniture ed alla steccatura.

Le sottostrutture sono essenziali in un costume storico o teatrale: saperle realizzare e conoscere la loro evoluzione nella storia della moda trova applicazione non solo nel costume design, ma anche nel fashion design contemporaneo. Il corso di sottostrutture è uno workshop della durata di 32 ore ed è articolato in 4 giornate. Durante il corso viene progettato un cartamodello di una sottostruttura storica, tagliato e confezionato su tessuto, con particolare attenzione allo steccatura.

Il corso di costumistica storica/teatrale è rivolto a tutti coloro appassionati della storia del costume e dell’evoluzione dell’abbigliamento nel corso dei secoli. Il percorso di studi è studiato per chi ha competenza di modellistica e sartoria di base.

Questi corsi affrontano tutti gli aspetti della confezione di un corsetto sartoriale di alta qualità, dal cartamodello iniziale al taglio, confezione e rifinitura finale. I corsi sono focalizzati sulle tecniche avanzate per costruire un corsetto tradizionale su misura.

Svolgimento del Workshop di corsetteria storica

Ogni corso è incentrato su un periodo storico diverso ed è composto da una parte teorica e una parte pratica. Nel workshop, partendo dall’evoluzione delle sottostrutture nella storia del costume, illustreremmo materiali e tecniche necessari per riprodurre un corsetto o uno stays di un preciso periodo storico.

Ogni partecipante realizzerà il proprio corsetto e verrà assistito e guidato nella lavorazione: dal cartamodello derivato da esempi e rilievi storici, al posizionamento e taglio, nella varie fasi di cucitura fino alle rifiniture. Alla fine del workshop avrete cucito il vostro corsetto, fatto su misura per voi stesse.

Il workshop è individuale e si tiene a Firenze. Per gruppi di studenti è possibile organizzare il workshop presso spazi attrezzati: a seconda del numero di partecipanti e della città in cui si svolgerà, sarà fornita una quotazione specifica.

Per un preventivo gratuito senza impegno non esitare a contattarci.

Com’è possibile creare bellezza dagli scarti dei jeans?

Com’è possibile creare bellezza dagli scarti dei jeans?

L’economia Circolare, oltre a essere conveniente, è anche bella. Il nostro progetto di moda sostenibile si basa sulla produzione di nuovi capi d’abbigliamento partendo dagli scarti dei jeans.

Com’è possibile creare bellezza dagli scarti dei jeans?

Il bello è qualità, ricerca e stile inteso come capacità di design, viene ideato e riconosciuto da chi ha gli strumenti culturali per farlo, non è oligarchia ma conoscenza,

L’economia circolare produce bellezza autentica; quella fatta nel rispetto del valore del tempo di rigenerazione dei sistemi naturali della Terra; non esiste vera bellezza dove non c’è rispetto per la vita in tutte le sue forme. Pensate: per realizzare una singola maglietta di cotone sono necessari 2.700 litri di acqua, sufficienti per soddisfare il fabbisogno di una persona per 2,5 anni (fonte: Parlamento Europeo)

Anche gli scarti dei jeans rientrano in una visione più ampia sebbene, nell’era del consumo all’eccesso, lo scarto è impropriamente definito tale. Il fenomeno scaturisce dall’eccessiva contrazione temporale dei cicli produttivi che realizza come più conveniente l’azione di produrre qualcosa di nuovo, invece di considerare prioritariamente l’esistente di qualità.

Responsabile di oltre il 10% delle emissioni globali di gas serra, l’industria tessile e della moda deve ancora compiere la sua rivoluzione verde per ridurre al minimo l’impatto ambientale negativo lungo il ciclo di produzione dell’abbigliamento. In quanto consumatori, i giovani sono i punti di svolta per realizzare questa rivoluzione optando per abbigliamento e abbigliamento realizzati in modo sostenibile e responsabile.

Nei magazzini delle aziende tessili e di quelle manifatturiere giacciono sottovalutati tessuti in diverse quantità che nulla hanno a che vedere con le caratteristiche che qualificano la merce come scarto; se ridimensioniamo il tema nella vita di tutti i giorni, la stessa cosa accade nei nostri armadi: un tesoro sommerso che rendiamo nuovamente visibile e autorevole, pronto per il rilancio ad alto livello sul mercato grazie al progetto Reejeansiamo.

Oggi esistono solo casi di circolarità più o meno virtuosi effettuati da valide aziende, ma rimangono isolati. Per cercare di affrontare più efficacemente questo problema, nel quotidianità di ognuno di noi, abbiamo pensato che realizzare nuovi capi in jeans riutilizzandone di vecchi ma comunque in buono stato, potesse in qualche modo aiutare a cambiare il modo di pensare delle persone: diffondere la cultura del riutilizzo a posto di quella più consumistica dell’usa e getta.

L’iniziativa Rejeansiamo punta sulla necessità di migliorare l’impronta ambientale dell’industria dell’abbigliamento/tessile, adottando un approccio sostenibile, modelli di business green e circolari: dalla scelta della materia prima alla produzione sostenibile.

Un progetto che pone i principi di circolarità, sostenibilità, efficienza delle risorse e riciclaggio/riciclo al centro della catena del valore, dal design alla produzione, per ridurre il tributo del settore sull’ambiente e rendere il modello di business circolare un successo ma anche un’ispirazione per gli altri.

Scopri tutte le possibilità, clicca qui.

L’upcycling non è solo una moda ma rappresenta il futuro

Upcycling non è solo una moda ma rappresenta il futuro

Dare nuova vita a tessuti, vecchi jeans o capi in disuso è la tendenza della moda più cool e green del momento. Ecco perchè l’upcycling rappresenta il futuro.

Upcycling non è solo una moda ma rappresenta il futuro

La pandemia ha visto molti giganti della moda escogitare modi innovativi per gestire la grande quantità di capi invenduti. Continua a leggere e scopri come l’upcycling non solo aiuta a gestire enormi quantità di rifiuti, ma offre anche capi d’abbigliamento (e accessori) alla moda e stravaganti.

Il riutilizzo creativo di tessuti scartati (o Upcycling) è un processo di produzione molto utilizzato negli ultimi mesi. Dato che la pandemia è culminata con una sconcertante eccedenza di produzione (da € 140 a € 160 miliardi) – più del doppio del solito – non c’è da meravigliarsi se sempre più marchi stanno promuovendo l’upcycling. Nel mondo ci sono più tessuti prodotti di quelli che possono essere effettivamente utilizzati: considera che molte delle principali catene di abbigliamento possono produrre fino a mezzo miliardo di capi ogni anno.

E cosa succede a quei vestiti dopo che le loro vite sono finite? Nell’industria della moda, cercare un nuovo utilizzo con un vecchio tessuto è noto come riciclaggio. Con gesti semplici si possono fare molte cose e riciclare abiti usati è una di quelle piccole azioni quotidiane che potrebbero diminuire gli sprechi in maniera sostanziosa. Non dimentichiamolo.

Anche la scomposizione o la macinazione di tessuti di alta qualità nelle loro forme grezze o substrati più puri può far parte del processo di riciclaggio dei tessuti. La tecnologia di riciclaggio è considerata fondamentale nell’affrontare la carenza di materie prime e offre alle industrie ulteriori opzioni per gestire l’approvvigionamento di materie prime.

L’upcycling, invece, consiste nell’eseguire un’operazione a valore aggiunto sul tessuto o sull’indumento smontato al fine di produrre un componente che sia di qualità o pregio anche superiore all’originale. Il moderno ciclo di vita dell’upcycling inizia con una processo che può comportare un ciclo di produzione completo, proprio come un nuovo prodotto. Per consentire l’approvvigionamento, lo smontaggio e la ricostituzione, l’upcycling può richiedere molto tempo ma il risultato finale è sicuramente di alta qualità sartoriale.

L’upcycling sta rapidamente salendo ai vertici del settore dell’abbigliamento grazie alle opportunità a valore aggiunto che offre. Di conseguenza, il riciclaggio, viene gradualmente relegato a un’operazione guidata dai consumatori di massa nello spettro della sostenibilità. Mentre i tentativi di garantire la disponibilità di prodotti riciclati (materie prime) si fanno strada nella scala dell’innovazione ambientale, l’upcycling è libero di adottare tecniche genuinamente creative, in gran parte grazie alla creatività dei designer. Questi design sono impossibili da emulare e segnalano una nuova sfida nel settore della moda: la leadership del design ambientale.

Con l’aumento delle scelte sostenibili da parte dei consumatori e la generale consapevolezza nei confronti dell’ambiente, i marchi pongono maggiore attenzione al proprio comportamento dispendioso e l’upcycling è diventato rapidamente una soluzione importante per continuare a produrre in modo decisamente più sostenibile.

Nell’ottobre 2020, Miu Miu ha svelato il lancio della sua ultima linea Upcycled, una capsule esclusiva di 80 abiti unici rimodellati da oggetti antichi accuratamente acquistati da negozi e mercati vintage di tutto il mondo. Miu Miu è un marchio gemello di Prada e il contributo di Prada alla tutela ambientale ha innescato una reazione a catena.

Produrre nuovi capi in modo sostenibile è un tema di grande priorità anche nel Laboratorio Madame Flo che, attraverso i progetti Jeansiamo e ReeJeansiamo, grazie all’Upcycling ha realizzato la propria capsule collection sartoriale.

Clicca qui per scoprire la collezione.

Corsetti storici: realizzazione artigianale su misura

Corsetto storico: realizzazione artigianale su misura

I corsetti sono stati a lungo grandi protagonisti della moda femminile, evolvendosi continuamente per stare al passo con le tendenze.

Corsetto storico: realizzazione artigianale su misura

Indispensabile per riprodurre il design degli abiti del passato, prezioso strumento di raffinata seduzione, troppo bello da nascondere, il corsetto è una passione senza tempo che interpretiamo in tutte le variazioni…

Prima ancora che nel cassettone della biancheria ci fossero i merletti bianchi e le vecchie camicie da notte conservate nella naftalina, i corsetti padroneggiavano sotto gli abiti da donna. Nonostante la biancheria intima intesa in senso moderno fosse ancora sconosciuta nel Medioevo, le prime apparizioni di indumenti da portare a contatto con la pelle, sotto i vestiti, si registrano già dai tempi dell’antica Grecia.

Destinato ad accentuare l’incavo della vita e rialzare il petto, il corsetto ha una storia lunga e intricata, come i fili di metallo che nel corso del XVI secolo, con la diffusione della moda spagnola, venivano cuciti meticolosamente al suo interno.

Dai fili metallici si passa anche alle ossa di balena e stecche di legno all’interno dei corsetti, poi l’influenza della moda francese nel XVII secolo sancisce l’inizio di una nuova tendenza: quella delle trame di tessuti preziosissimi.

I corsetti si modificano e vengono chiamati corps piqué, diventano più imbottiti – per sopperire alla mancanza di forme – e nascondono taschine mignon, dove riporre boccettine di profumi intensi, sacchettini di erbe profumate. Più avanti, acquistano l’iconica punta anteriore e la forma a imbuto: è allora che vengono irrigiditi nuovamente con robuste stecche in metallo ai lati.

Si calcola che la moda del corsetto interessò anche un ampio numero di uomini, ma comunque imparagonabile alla tendenza che si sparse a macchia d’olio sulla moda femminile.

Corsetti su Misura

Il Laboratorio Artigianale di Sartoria Madame Flo realizza corsetti da modelli storici o secondo il look della moda moderna. Ogni corsetto è completamente realizzato a mano nel nostro laboratorio. Per il tuo corsetto partiremo dallo scegliere periodo, classe sociale e nazione di riferimento più adatti al tuo progetto, per giungere a un design che corrisponde ai tuoi desideri.

Accettiamo ordini di corsetti su misura creati da foto, quadri, rappresentazioni storiche, etc.

Per maggiori informazioni non esitare a contattarci.

Moda sostenibile: economia circolare e jeans

Moda sostenibile economia circolare e jeans - Sartoria Firenze Madame Flo

Riutilizzo, riparazione, riciclo. Moda sostenibile, economia circolare. Idee per l’upcycling del denim, riparazione e utilizzo di vecchi jeans.

Moda sostenibile economia circolare e jeans - Sartoria Firenze Madame Flo

La produzione tradizionale dei capi di abbigliamento (specialmente quella riferita al jeans) ha seguito un modello piatto e lineare. Ogni capo nasce e muore (spesso anche quando è ancora nuovo). La circolarità richiede un cambiamento fondamentale, a partire dal design e percorrendo tutto il ciclo di vita di un prodotto. L’approvvigionamento di materiali più sostenibili e l’implementazione di un approccio circolare in grado di mantenere i materiali in vita il più a lungo possibile, riduce l’impatto (negativo) sul pianeta.

Sono attualmente allo studio nuovi modelli di business e soluzioni incentrate su design, longevità, raccolta e riciclaggio e un numero crescente di persone trova modi per scalare e dimostrare che il cambiamento è a portata di mano. Allo stesso tempo, circolarità è diventata una parola d’ordine nel settore moda ed è stata annunciata come la risposta a tutte le sfide della sostenibilità per un vero cambiamento. Quindi cosa significa effettivamente economia circolare oggi?

Il principio principale dell’economia circolare è che i prodotti dovrebbero essere progettati tenendo conto del facile riutilizzo o del loro riciclaggio (upcycling); incorporando i principi dell’economia circolare, anche l’industria del denim può diventare quindi il leader sostenibile e circolare per guidare una rivoluzione tessile.

L’industria della moda è stata lenta nel muoversi verso standard etici più elevati, ma la sua esposizione come la seconda industria più inquinante dopo il petrolio, ha sollecitato un maggiore slancio e attività negli ultimi periodi. La produzione di denim, infatti, esaurisce il 35% della produzione mondiale di cotone con tutte le conseguenze che ciò comporta in termini di impiego di pesticidi e consumo di acqua. Per questo è sempre più impellente iniziare a produrre un denim più sostenibile.

Ma ognuno di noi, nel suo piccolo può contribuire attivamente al fine di migliorare il pianeta in cui viviamo.

Utilizzare vecchi capi per crearne di nuovi

Da qui nasce il progetto Reejeansiamo attraverso il quale la sartoria di Firenze Madame Flo dona nuova vita a vecchi capi di abbigliamento in jeans che, grazie alla loro alta resistenza e durabilità, si prestano molto ad essere trasformati in qualcosa di nuovo. Oltre che a recuperare un capo e a rispettare l’ambiente, viene mantenuto anche l’elemento emotivo del vecchio capo in jeans che potrebbe essere stato utilizzato, per esempio, da un genitore, dal proprio fidanzato o da una amica. Una sorta di ricordo da indossare tutti i giorni.

Moda sostenibile economia circolare e jeans - Sartoria Firenze Madame Flo
Nella foto una vecchia felpa trasformata in un morbido giubbotto in jeans

Collegando sostenibilità e creatività, il laboratorio di Vittoria Valzania, riprende i principi dell’economia circolare riciclando e trasformando il dimenticato e l’ordinario in capi unici. La sua missione è “non produrre nulla di nuovo, ma trasformare ciò che già esiste” ispirato ad avviare questo processo di rinnovamento per l’enorme entità degli sprechi: con il progetto Reejeansiamo Vittoria Valzania e tutto il suo staff sta dimostrando la scalabilità del sistema circolare impegnandosi attivamente a svolgere il proprio ruolo nel portare il mondo della sartoria verso un futuro circolare, in cui i materiali vengono utilizzati e riutilizzati in modo sicuro, in cui gli ecosistemi sono protetti e rigenerati.

Ciò significa che non si parla più di fine vita, ma di fine utilizzo. E significa evolvere ogni parte della filiera dell’abbigliamento verso un’economia circolare, a cominciare dalla nostra.

Clicca qui per scoprire tutti i modelli.

Ritratto di Nobildonna: abito per il Corteo Storico Fiorentino

Ritratto di Nobildonna: abito per il Corteo Storico Fiorentino

Il corso promosso da Fondazione CR Firenze e Associazione Osservatorio Mestieri d’Arte OMA prevede la realizzazione di un abito che si inserisce in un progetto che ha una finalità specifica: essere indossato durante una sfilata storica.

Ritratto di Nobildonna: abito per il Corteo Storico Fiorentino

Durante il mese di Marzo 2022 si è svolto presso gli ambienti di Spazio nota e con il patrocinio di OMA e Fondazione CR Firenze il corso per la realizzazione di un abito femminile in stile rinascimentale.

La docente Vittoria Valzania della Sartoria di costume storico Madame Flo di Firenze ha seguito le allieve nelle giornate del corso che si sono alternate tra studio del cartamodello e realizzazione ex novo di un prezioso abito femminile dipinto alla metà del ‘500 dallo Zucchi nel ritratto di nobildonna conservato oggi al Metropolitan Museum of Art di New York. Jacopo Zucchi fu l’allievo prediletto del Vasari e divenne il suo principale collaboratore: partecipò alla decorazione del Salone dei Cinquecento e dello Studiolo di Francesco I in Palazzo Vecchio

Per permettere alle allieve di comprendere esattamente il processo creativo che la sartoria Madame Flo ha messo a punto negli ultimi 10 anni di lavoro, in cui si è occupata della realizzazione degli abiti che vestono le figure più importanti del corteo storico fiorentino; l’abito sarà realizzato su misura per una delle Madonne così da poterlo vedere indossato durante la prova. Si compone di corpetto decorato con spalla scesa, maniche staccate con tagli e assicurate al busto per mezzo di bottoni d’oro, finta camicia in tessuto velato che crea piccoli sbuffi al giromanica, gonna ampia strutturata di raso bigio o colombino con ornamenti in seta bicolore.

Ritratto di Nobildonna: abito per il Corteo Storico Fiorentino

Una volta ultimato l’abito sfilerà nelle parate pubbliche e indossato dalle Madonne Fiorentine. Ogni abito con cui sfilano dalle Madonne Fiorentine è ripreso da un quadro che ritrae donne famose per la città negli tra il 1520 e il 1570 oppure in dipinti realizzati da pittori particolarmente importanti per la storia di Firenze.

L’abito segue quindi criteri di realizzazione che si allontanano dalla riproduzione filologica e dalla fruizione cinematografica o teatrale per andarsi ad inserire in un ambito di studio e lavoro completamente nuovo: la rievocazione storica. L’idea di abito come simbolo e l’utilizzo del colore e della forma diventano fondamentali per il riconoscimento del personaggio e sono le basi da cui partire per la realizzazione di ogni vestito.

Ad arricchire le lezioni l’intervento di approfondimento col Direttore del Corteo Storico della Repubblica Fiorentina, Filippo Giovanelli.

Durante il corso è previsto l’incontro con Riccardo Penko, artigiano della fiorentina Penko Bottega Orafa da sempre appassionato di arti dello spettacolo che per l’occasione ha realizzato alcuni gioielli inediti ispirati al dipinto, disegnati e creati a completamento dell’abito realizzato durante il corso. Questa Collaborazione con Riccardo Penko è nata durante il precedente corso in cui è stato realizzato l’abito ispirato al quadro della Bella di Tiziano. I gioielli studiati in queste occasioni ha permesso a tutti gli allievi di toccare con mano come l’importanza che le varie figure artigianali fondano le loro idee per poter arrivare a risultati finali di eccellenza.

Ritratto di Nobildonna: abito per il Corteo Storico Fiorentino

Riciclare jeans: il servizio di raccolta Reejeansiamo

Riciclare jeans: il servizio di raccolta Reejeansami

Possiedi jeans vecchi che non indossi più? Anche se gettarli può sembrarti la soluzione più immediata, riciclare i vecchi jeans adesso conviene.

Riciclare jeans: il servizio di raccolta Reejeansiamo

Viviamo in un mondo sempre più veloce in cui i ritmi frenetici hanno innescato un trend consumistico che prevede l’acquisto incondizionato di cose che non ci servono e che vengono gettate dopo poco tempo. Questo processo deleterio riguarda anche il mondo dell’abbigliamento, che ha portato capi di bassa qualità e ad alto impatto ambientale.

La soluzione per la salvaguardia del nostro pianeta e della nostra salute è quella di pensare in maniera circolare, ricominciando a vivere una moda emozionale ed ecosostenibile. Questo significa che ogni oggetto che abbiamo tra le mani può vivere per sempre: basta fare in modo che esso venga rigenerato.

Ma perchè proprio il jeans?

Il jeans è senza dubbio uno dei capi di abbigliamento più utilizzati al mondo. Comodo, resistente, sempre alla moda: ognuno di noi ne ha almeno un paio nell’armadio. Ma cosa fare quando il jeans inizia a diventare vecchio? Ovviamente buttarlo nei rifiuti non rappresenta una buona opzione per l’ambiente. Per questo motivo, tra le ragioni più valide che possono spingere chiunque ad avvicinarsi al riciclo di jeans usati, è che dei jeans “non si butta via niente”, sono totalmente riutilizzabili nella loro interezza, quindi niente sprechi per il massimo del rendimento.

Per dare nuova vita a tutti i vecchi jeans, abbiamo lanciato nel 2022 il progetto Reejeansiamo (clicca qui per maggiori info): l’obiettivo è quello di creare nuovi capi partendo da altro abbigliamento in jeans! Ma andiamo oltre! Abbiamo anche previsto un servizio di recupero dei vecchi capi in jeans! Dovranno essere in buone condizioni, non importa di quale marca, basta che siano puliti: li raccoglieranno e ti daremo in cambio un buono sconto. Riciclare i vecchi jeans adesso conviene.

Il processo di raccolta dei vecchi jeans

Se il tuo vecchio jeans inizia a diventare un capo vintage ma il tessuto è ancora piuttosto resistente e in buono stato, sappi che potrebbe risultare interessante agli occhi di qualcun altro. Potresti perciò portarlo ad un mercatino oppure regalarlo ad un amico patito per il la moda degli anni passati. Se però non ti convince nessuna delle opzioni precedenti e vorresti optare più per una soluzione di economia circolare ecco cosa è oggi possibile fare: grazie al servizio di raccolta che offriamo gratuitamente, raccogliamo vecchi indumenti in jeans per crearne di nuovi.

Come funziona il servizio di raccolta dei jeans?

Se vuoi usufruire del nostro servizio e sostenere la nostra iniziativa, è sufficiente selezionare i jeans che non utilizzi più, preparare un pacco e compilare il form a questo link. Per il ritiro, invieremo un corriere presso l’indirizzo che ci indicherai. Selezioneremo il materiale ricevuto e per ogni pacco che conterrà fino a 5 chili di jeans, ti invieremo un Voucher da 30 euro da spendere nel nostro negozio online.

I tuoi vecchi indumenti entreranno a far parte del processo di rigenerazione. L’iniziativa nasce proprio per essere parte del progetto di economia circolare collaborativa. Con i tuoi vecchi jeans, infatti, verranno successivamente prodotti nuovi capi di abbigliamento sostenibili, come ad esempio pantaloni, gonne, giacche e borse.

L’obiettivo della Sartoria MadameFlo di Firenze è infatti quello di creare e promuovere un modello di produzione circolare, una filiera di approvvigionamento di materia prima rigenerata promuovendo così un’economia e uno stile di vita più sostenibili.

E se anche tu vuoi far parte del cambiamento, sostieni il nostro progetto e visita il nostro negozio online.

Il Costume del Capitano del Popolo a Orvieto

Il Costume del Capitano del Popolo a Orvieto

È stato riprodotto, nella tessitura e nella confezione sartoriale, il costume rappresentativo del Corteo Storico di Orvieto: il Capitano del Popolo.

Il Costume del Capitano del Popolo a Orvieto

Una nuova vita per il costume del Capitano del Popolo, che viene rinnovato in una sua parte, la veste con giaco, lisa dagli anni e dall’usura. Confezionata con tessuto della Fondazione Lisio già negli anni ’70, torna oggi a nuova vita, con la produzione manuale del lampasso “Lorenzetti” – in seta e oro, fondo marrone con leoni e pavoni – e la confezione della sarta per la Fondazione Lisio, Vittoria Valzania.

L’armatura, lavorata a sbalzo da Marcello Conticelli, come l’elmo in rame con cimiero in piume di struzzo. E poi la spada, elsa dorata con smalti e lo stemma dei Monaldeschi, il cinturone in pelle rossa con sovrapposizioni in cuoio, realizzato a mano dal calzolaio Franco Menichini, così come gli stivali con gli speroni e la fibbia che raffigura la testa di Medusa. Aquile bizantine sul lampasso rosso in seta del mantello, leoni e pavoni su fondo marrone quello della veste con giaco.

Partendo da un’idea, relativamente semplice, della signora Lea Pacini, creatrice del Corteo Storico di Orvieto, si è giunti alla confezione di un’uniforme importante e preziosa, ricca di particolari pregiati. La necessità di sostituire una parte del costume che mostrava segni evidenti del tempo ha offerto, allora, l’opportunità di celebrare la figura dell’antico comandante dell’esercito al quale tuttora è intitolato l’imponente edificio civile che sorge in pieno centro storico.

La decisione sul da farsi è stata presa dopo diverse considerazioni e riflessioni sia di metodo, nel totale rispetto del modello originale, sia di scelta dei materiali. In un primo momento dopo un’attenta ricerca dei tessuti che potessero richiamare le tipologie disegnative medievali che non ha però dato risultati soddisfacenti, i rappresentanti del corteo, hanno richiesto la tessitura del lampasso “Lorenzetti”.

Questo tessuto venne messo a telaio da Giuseppe Lisio per la prima volta nel 1919 in lampasso e in velluto, e agli inizi degli anni settanta del Novecento Lea Pacini, l’anima del Corteo Storico orvietano, lo scelse per la confezione del Capitano del Popolo. Il lavoro quindi si è spostato sulla manifattura con la messa a punto del disegno sulla messa in carta originale, della tessitura su un telaio manuale della Fondazione Lisio e poi con la produzione in seta e oro.

Il Costume del Capitano del Popolo a Orvieto

Una mostra presso il Museo etrusco “Claudio Faina” aperta dal 9 aprile fino al 18 giugno 2022 vede un percorso tra le testimonianze della figura del Capitano del Popolo che ha sfilato negli anni lungo le vie di Orvieto e che si conclude con l’esposizione del vecchio costume segnato dal tempo e dalla fatica di chi lo ha indossato e del nuovo costume mostrato nella sua completezza insieme al mantello in lampasso in seta e oro “Aquile bizantine”, anch’esso prodotto dalla nostra manifattura.

A cura di Fondazione Arte della Seta Lisio

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