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Papillon: storia, evoluzione e abbinamenti

Papillon: storia, evoluzione e abbinamenti

Il Papillon, da simbolo di esclusività a accessorio di tendenza, si evolve con materiali innovativi e offre abbinamenti versatili.

Papillon: storia, evoluzione e abbinamenti

Il Papillon, noto anche come farfallino o cravatta a farfalla, ha le sue radici nel XVII secolo, durante la guerra dei trent’anni. Indossato originariamente dai mercenari croati per chiudere le camicie sprovviste di bottoni, questo elegante accessorio è diventato un dettaglio essenziale per gli abiti formali come lo smoking e il frac.

Il Papillon ha fatto il suo debutto nel mondo della moda come elemento distintivo degli abiti formali. Inizialmente riservato a occasioni speciali, nel corso dei secoli si è trasformato in un’icona di stile adatto anche al look casual.

L’evoluzione del Papillon: materiali e stili

Da simbolo di esclusività a accessorio di tendenza, il Papillon ha attraversato un percorso di evoluzione. Oltre ai classici modelli in seta e tessuti sintetici, oggi possiamo trovare varianti in legno, sughero e persino plexiglass, rendendo questo accessorio sempre più artistico e adatto a ogni stile.

L’introduzione di materiali innovativi come il legno e il plexiglass ha portato il Papillon ad un livello superiore di originalità e creatività. Queste nuove varianti si sono ritagliate uno spazio nel mondo della moda maschile, offrendo un tocco di eleganza e modernità.

Abbinamenti e colori: dal classico al casual

Il Papillon offre una vasta gamma di possibilità di abbinamento, adattandosi a diverse occasioni e stili di moda. Dai classici neri per eventi formali ai colorati e fantasiosi per look casual, l’importanza della scelta del colore e del tessuto è fondamentale per un outfit impeccabile. Il colore del Papillon gioca un ruolo fondamentale nell’abbinamento con l’abbigliamento e gli altri accessori. Da toni neutri a sfumature vivaci, la scelta del colore deve essere ponderata in base all’occasione e al proprio stile personale, garantendo un look armonioso e raffinato.

Il Papillon, con la sua storia ricca e la sua capacità di adattarsi ai tempi, rimane un’icona di eleganza e stile. Dall’ambito militare al guardaroba quotidiano, questo accessorio ha saputo conquistare un posto di rilievo nella moda maschile e femminile, confermandosi un evergreen intramontabile.

Papillon: storia, evoluzione e abbinamenti

Il Cravatton: un’alternativa raffinata

Oltre al Papillon tradizionale, esiste una variante elegante e raffinata chiamata Cravatton. Realizzato con cura artigianale e disponibile in una varietà di colori e tessuti, il Cravatton si adatta perfettamente sia alle occasioni speciali che alla vita quotidiana, rappresentando un dettaglio di stile imprescindibile sia per l’uomo che per la donna.

Il cravatton rappresenta quel piccolo dettaglio di stile di cui non si può proprio fare a meno in quelle occasioni in cui il dress code impone l’uso di smoking e frac riuscendo tuttavia a farsi spazio anche nei guardaroba più casual. Il Cravatton, con la sua lavorazione artigianale e la sua esclusività, si distingue come un accessorio unico nel suo genere. Indossato con sicurezza e classe, aggiunge un tocco di raffinatezza a qualsiasi outfit, confermando il proprio status di elemento essenziale del guardaroba maschile e femminile.

Per scoprire la vasta selezione Cravatton, visita il nostro shop online e aggiungi un tocco di classe ai tuoi outfit!

La Cravatta: viaggio attraverso la storia dell’eleganza

La Cravatta: un viaggio attraverso la storia dell'eleganza

La cravatta, un tempo attribuita ai croati, ha una storia più antica e intricata di quanto si creda, da sempre accessorio tanto insensato quanto onnipresente nella moda maschile.

La Cravatta: un viaggio attraverso la storia dell'eleganza

Nessun altro accessorio incarna l’eleganza e la raffinatezza dell’uomo moderno come la cravatta. Ma dietro questo semplice pezzo di tessuto si cela una storia avvincente e ricca di curiosità che affonda le sue radici nei secoli passati.

Seppur oggi associata all’eleganza, l’idea di indossare una cravatta non era comune nell’antichità. I Romani, noti per la loro sofisticata cultura, lasciavano il collo scoperto, ma utilizzavano tessuti come lana, cotone o seta per proteggersi dal freddo. Questo accessorio era chiamato “focale”, un termine che derivava probabilmente dalla parola latina “faucase”, che significa “gola”.

Alcuni storici ritengono che i giovani nobili romani potessero adottare la cravatta come modo per distinguersi o evitare i rigidi obblighi sociali.

Il Rinascimento e l’Influenza dei Croati

Ma è nel XVII secolo che la cravatta inizia a farsi strada nella moda europea. Si narra che nel 1660, un reggimento di soldati croati arrivi in Francia con un accessorio particolare al collo, che colpisce l’immaginazione dei francesi.

Questo ornamento, chiamato “croatta” inizialmente e successivamente “cravatta”, ispira persino Re Luigi XIV, che lo adotta come parte ufficiale dell’abbigliamento di corte. Nasce così la figura del “cravattaio”, incaricato di annodare impeccabilmente le cravatte reali.

XIX secolo: la conquista dell’Inghilterra e l’Era Vittoriana

Dopo aver conquistato la Francia, la cravatta sbarca in Inghilterra, dove diventa un simbolo di eleganza e status. Gli studenti di Oxford iniziano a indossarla, creando uno stile distintivo che si diffonde rapidamente.

Nel corso del XIX secolo, noto come l’era vittoriana, la cravatta diventa un elemento fondamentale del guardaroba maschile, simbolo di status sociale e raffinatezza.

Il XX secolo: innovazione e cambiamento

Il XX secolo porta innovazione nel design e nell’uso della cravatta. Si assiste alla variazione delle dimensioni, alla diversificazione dei tessuti e dei colori, nonché all’introduzione di nuovi stili di nodi.

Il brevetto di Jesse Langsdorf nel 1924 rivoluziona il modo in cui le cravatte sono prodotte, garantendo loro una forma impeccabile e duratura nel tempo.

La Cravatta oggi: simbolo di eleganza e professionalità

Oggi, la cravatta continua a essere un simbolo di eleganza e professionalità nell’abbigliamento maschile. Tuttavia, si è evoluta nel corso del tempo, offrendo una vasta gamma di stili e opzioni per esprimere la propria personalità.

Oltre a essere un accessorio pratico, la cravatta è anche un potente strumento di comunicazione non verbale, che può trasmettere fiducia e raffinatezza.

La Vera Storia della Cravatta: Tra Miti e Realtà

Ma qual è la vera origine della cravatta? Nelle ere antiche, le culture preistoriche avevano una pratica insolita: appendevano al collo i testicoli disseccati dei loro nemici uccisi in battaglia. È interessante notare che i croati rivendicano l’invenzione della cravatta durante la Guerra dei Trent’anni (1618-1648), quando inviarono mercenari in Francia che indossavano questo accessorio. Hanno persino istituito una giornata dedicata alla cravatta nel loro calendario, l’8 ottobre. Tuttavia, un semplice sguardo al passato smentisce questa affermazione: il libro di Cesare Vecellio del 1590, riccamente illustrato e dedicato ai costumi del mondo, menziona già la parola “cravatta”. Ancora prima, Eustache Deschamps scrisse una ballata intitolata “Faite restraindre sa cravate”, dimostrando che l’uso di tale accessorio era presente ben prima dell’epoca croata.

Ma la storia della cravatta si estende oltre i confini europei: si trova una sorta di bandana, chiamata cravatta in sanscrito, indossata dai guerrieri di Xian in Cina e dagli ufficiali dell’esercito romano, dove era nota come focale o sudarium in latino. Tuttavia, la versione più simile alle moderne cravatte apparve durante la battaglia di Steinkirk del 1692, nei Paesi Bassi. Durante un attacco improvviso degli inglesi, gli ufficiali francesi, anziché perdere tempo annodando le proprie bandane al collo, le infilarono nell’occhiello del bavero, creando un’immagine attraente e dinamica che divenne di moda per oltre un secolo.

In conclusione, la cravatta rappresenta molto più di un semplice accessorio di moda. È un simbolo di storia, cultura e stile che continua a ispirare e affascinare nel corso dei secoli. Che sia indossata come segno di eleganza o come dichiarazione di personalità, la cravatta rimane un’icona intramontabile dell’abbigliamento maschile.

Nessun altro accessorio incarna l’eleganza e la raffinatezza dell’uomo moderno come la cravatta. Ma dietro questo semplice pezzo di tessuto si cela una storia avvincente e ricca di curiosità che affonda le sue radici nei secoli passati.

L’alternativa alla cravatta: il cravatton

Esiste un’alternativa elegante e raffinata chiamata Cravatton che incrocia gli elementi distintivi del papillon e della cravatta.

Realizzato con maestria artigianale e disponibile in una varietà di colori e tessuti, il Cravatton si adatta perfettamente a qualsiasi occasione, sia essa speciale che quotidiana, aggiungendo un tocco di stile essenziale sia per uomini che per donne.

Il Cravatton si rivela un dettaglio di stile imprescindibile, soprattutto in quei momenti in cui il dress code richiede l’eleganza dello smoking o del frac ma si inserisce con altrettanta facilità anche negli abiti più informali consolidando la sua posizione come componente fondamentale del guardaroba sia maschile che femminile.

Per scoprire la vasta gamma di cravatton disponibili, ti invitiamo a visitare il nostro negozio online e ad aggiungere un tocco di classe ai tuoi outfit!

Desigual: upcycling dal 1984

Desigual: upcycling dal 1984 Madame Flo

Capi di abbigliamento realizzati con denim di seconda mano, per generare meno sprechi possibili, trasformando capi usati in creazioni uniche, innovative e 100% sostenibili.

Desigual: upcycling dal 1984 Madame Flo

Avere look personali e particolari, senza danneggiare il pianeta e il portafoglio è l’obiettivo di tutti coloro che amano guardarsi allo specchio e trovarsi sempre diversi senza l’assillo di acquistare ogni volta capi nuovi. Proprio per questo la tendenza green del momento è l’upcycling, ossia recuperare indumenti già esistenti e già posseduti per dargli una nuova vita, ma non come quella di prima bensì facendo un salto di qualità, in termini di materiali, di design e di creatività. Praticamente un upgrade.

La storia di Desigual ha inizio nel 1984. In quell’anno il brand ha creato la prima giacca iconica a partire da jeans di seconda mano. Quando ancora non esisteva il termine upcycling, ha dato una nuova vita a molti capi in denim destinati a diventare solo un altro rifiuto. Al centro della loro mission sono la sostenibilità e la responsabilità sociale d’impresa. Obiettivo: promuovere un modello di produzione più rispettoso delle persone e del pianeta.

Desigual è un’azienda nata con la filosofia del riciclo inscritta nel proprio DNA, impegnandosi da sempre a utilizzare materie prime in fibre naturali e donare nuova vita a molti capi denim destinati a diventare nient’altro che rifiuti. Ma non solo: nel 2020 ha deciso di abbracciare in modo ancora più completo la filosofia ecosostenibile, attraverso la scelta di avviare una collaborazione con l’azienda Ecoalf: l’idea è quella di creare qualcosa di nuovo riutilizzando quanto era stato fatto in passato. La collezione quindi è nata da un mix di capi già realizzati. Per esempio, cambiando il colore delle maniche e inserendo cappucci in upcycled denim.

Il risultato è un’esclusiva collezione online di 500 capi duraturi e unici, che risponde a un doppio intento: da un lato salvaguardare l’ambiente, dall’altro far vincere la creatività.

Le parole d’ordine sono: ricicla, reinterpreta, riutilizza, ama ancora.

Una collezione all’insegna dell’upcycling, nel nome della sostenibilità.

I jeans sono spesso protagonisti di progetti di upcycling, come è stato per esempio per la collezione Ecoalf Desigual, mettendo in piedi una collaborazione stilistica e creativa con rifiuti riciclati: denim ricavato da jeans di seconda mano, nylon, lana e cotoni riciclati per un look urban da utilizzare nella vita di tutti i giorni.

Il progetto di Desigual e Ecoalf si spinge anche oltre i confini della moda: il brand e l’azienda spagnoli raccoglieranno la plastica sulla spiaggia di Barcellona, insieme al collettivo Pachamama Market: si prenderanno cura della spiaggia emblema della città, con l’obiettivo di raccogliere 1,5 tonnellate di rifiuti e rendere questo mondo un posto migliore.

Sostenibilità, upcycling e impatto ambientale sono al centro del dibattito pubblico degli ultimi anni, e finalmente qualcosa sta davvero cambiando. Uno dei settori più inquinanti al mondo è proprio quello della moda, e uno dopo l’altro i brand di tutto il mondo stanno facendo la loro parte per rivedere la loro intera filiera, dai materiali alla produzione, dalla distribuzione alla vendita, per ridurre il più possibile il loro impatto sul nostro pianeta.

Reejeansiamo: il progetto della Sartoria Madame Flo

Il vecchio jeans è un degli ospiti abituali del fondo di ogni armadio: la resistenza del tessuto li rende molto longevi, ma per contro rischia di farceli venire a noia. Riutilizzare un paio di vecchi jeans è un’idea ecologica e un ottimo modo per evitare di generare nuovi rifiuti. Il denim, inoltre, è un tessuto perfetto per il riutilizzo perché particolarmente duraturo e resistente. Perchè non usarlo per trasformarlo donando nuova vita a un oggetto che ha esaurito la sua funzione primaria?

Da qui nasce il progetto Reejeansiamo attraverso il quale la sartoria Madame Flo progetta e realizza nuovi capi d’abbigliamento partendo dai tuoi vecchi jeans (clicca qui per maggiori informazioni).

Sostenibilità e responsabilità sono al centro di ogni nostra azione. Intendiamo promuovere anche nel settore della moda, un modello di produzione più rispettoso delle persone e del pianeta. La qualità dei capi e del processo di produzione è uno degli impegni assunti dalla nostra sartoria di Firenze e che gestiamo perseguendo il nostro obiettivo di miglioramento continuo.

Upcycling: la sostenibilità rappresenta il futuro della moda

Upcycling la sostenibilità rappresenta il futuro della moda

Ormai da qualche anno a farsi sempre più spazio nel mondo della moda è l’upcycling, ma di cosa stiamo parlando esattamente?

Upcycling la sostenibilità rappresenta il futuro della moda
Levi’s® Upcycling Project – Photo Leonardo Male

Non solo una trend ma un vero mercato, più sostenibile e green. Ma bisogna fare differenza tra i termini che sentiamo più spesso nominare: recycling e upcycling. Nel primo caso il materiale viene recuperato e, per esempio, se si tratta di un tessuto trasformato in nuovo filato. Nel secondo procedimento, invece, si passa attraverso il ri-uso e la creatività. In questo modo capi vintage, ma anche pezze e dead-stock, così come sono, vivono una nuova vita, modificate in virtù dello stile che vogliamo dargli. Il capo in disuso viene ripensato nella in parte o nella sua totalità e destinato ad una nuova vita: una gonna diventa una borsa, una giacca la seduta di una sedia e così via.

Perché è importante fare questa differenza? In tre semplici punti:

  • Riciclare non è così semplice come può sembrare. Nel settore moda, la Ellen Macarthur Foundation ha stimato che l’1% dei vestiti viene riciclato, quindi quasi niente, riciclare i vestiti non è davvero un’opzione su cui si può contare nel caso della moda.
  • Riciclare implica nuovi processi di lavorazione. Significa che non viene eliminato del tutto l’inquinamento derivante dai processi, per quanto possano essere sostenibili, avranno comunque un impatto sull’ambiente.
  • Riciclare costa più di riutilizzare. È anche uno dei motivi per cui una piccolissima percentuale di vestiti viene riciclata, produrre da zero costa meno che riciclare, soprattutto se parliamo di fast fashion. Per questo l’obiettivo è ormai evitare di produrre e comprare, e non riciclare.

Oggi essere consapevoli di ciò che si crea è un must, e lo riscontriamo nel successo dei talenti emergenti nel mondo del lusso. Bode per esempio produce abiti artigianali unici nel loro genere. Tagliati da tessuti antichi, trapunte vittoriane, sacchi di grano e biancheria da letto. È salito rapidamente al successo dopo aver vinto il CFDA Fashion Award for Emerging Designers nel 2019. Le sue creazioni upcycled sono state indossate da celebrities del calibro di Bella Hadid, Harry Styles e Dua Lipa.

Sulla piattaforma TheRealReal, per esempio, esiste tra i grandi marchi in vendita, una sezione dedicata alla moda upcycle realizzata in co-lab con Maurizio Donadi di Atelier & Repairs. Il progetto si chiama ReCollection 01 e comprende 54 capi di designer celebri, come Stella McCartney e Balenciaga, che, danneggiati o invendibili per svariati motivi, diventano creazioni uniche e riciclate.

L’upcycling è uno dei cinque modelli dell’economia circolare il cui obiettivo nel settore moda è contrastare il consumismo e la sovrapproduzione della fast fashion incentivando il riuso di ciò che è già stato prodotto. Il fast fashion e comunque il fashion, genera una montagna di vestiti buttati via ogni anno e ha un enorme impatto sull’ambiente: si stima che a livello globale, ogni anno vengono creati circa 92 milioni di tonnellate di rifiuti tessili. Entro il 2030, si prevede che scarteremo più di 134 milioni di tonnellate di tessuti all’ anno. Gran parte del problema dipende dai materiali utilizzati per fare i vestiti: fibre non riciclabili, non biodegradabili e dalle fibre quasi sempre utilizzate in mischia e quindi difficili da riciclare e trasformare in nuove fibre e, soprattutto dalla loro scarsa qualità che ne permette un utilizzo assai limitato nel tempo.

Il modello tradizionale “prendere, produrre, scartare“, che non presta attenzione ai materiali giunti a fine vita, deve essere modificato per valorizzare lo scarto e farlo diventare risorsa. La conclusione è sempre la stessa e semplicissima: riutilizzare in qualunque modo i vestiti è più conveniente e sicuramente più ecosostenibile rispetto a produrne di nuovi.

Riciclare vecchi jeans: un progetto innovativo

Vittoria Valzania celebra upcycling con Reejeansiamo

Chi non ha un paio di jeans vecchio e non più indossato? Sicuramente tantissime persone! Ma niente panico, invece di buttarli via potete benissimo riutilizzarli per realizzare tantissime idee fantastiche e sorprendenti!

L’upcycling è un’opportunità concreta per evitare gli sprechi e regalare un futuro alternativo ai capi un tempo tanto amati e che, adesso, che non vengono più indossati. Questo è proprio il concetto che guida il progetto di upcycling Reejeansiamo: la creazione di un qualcosa di unico e nuovo che parte da prodotti pre-esistenti, reinventati e riconvertiti grazie al recupero dei materiali e al loro riutilizzo creativo.

Scopri il progetto Reejeansiamo a questo link.

Jeans personalizzati online: la rivoluzione sostenibile!

Jeans personalizzati online: la rivoluzione sostenibile!

Dai una seconda vita ai tuoi capi: scopri i jeans personalizzati! Scegli come e a tutto il resto penseremo noi.

Jeans personalizzati online: la rivoluzione sostenibile!

Secondo una ricerca della Ellen MacArthur Foundation, la produzione di abbigliamento continua ad aumentare ed è raddoppiata negli ultimi 15 anni, mentre il numero medio di volte in cui indossiamo gli indumenti è diminuito del 36%. Entro il 2030 il consumo di abbigliamento salirà del 65% e l’impatto sul Pianeta sarà notevole. Ecco perché dobbiamo imparare a non sprecare riutilizzando ciò che già possediamo fino all’esaurimento della sua vita.

Da qui l’idea chiamata Reejeansiamo, il nuovo progetto del Laboratorio di Sartoria MadameFLO: grazie alle abilità degli artigiani che lavorano in sartoria, verranno riutilizzati e personalizzati vecchi capi di jeans rendendoli unici. Ogni dettaglio, realizzato su misura per chi lo indosserà, consentirà di donare una seconda vita ad un pantalone oppure ad una giacca di jeans. Una sorta di rivoluzione nel concetto di sartoria in cui il jeans diventa l’elemento base dell’upcycling.

Tramite il nostro sito, è possibile scegliere il tipo di personalizzazione e procedere con l’acquisto. Successivamente ritireremo i capi che si intendono personalizzare e/o riciclare e a tutto il resto penserà il nostro laboratorio (consegna inclusa). Il grande vantaggio è che non ci saranno più problemi di taglia e/o resi: saranno direttamente i clienti a selezionare un vecchio capo a cui donare una seconda chance. Un’opportunità che consentirà di sfoggiare un modello di alta qualità, creato artigianalmente per voi in sartoria.

La durabilità (o robustezza) è la caratteristica di un prodotto di durare nel tempo. Ma non solo. La sartoria Madame Flo la intende in senso ben più ampio: alla durabilità fisica, la capacità di resistere al tempo e ai lavaggi, associa la durabilità emozionale, cioè la capacità di un prodotto di rimanere attraente e desiderabile nel tempo, per fare sì che venga indossato il maggior numero di volte possibile, anche da più persone (per es, per riciclo, ri-uso, condivisione).

Un progetto sostenibile

Si parla tanto di moda sostenibile e di quanto sia importante la sua diffusione. Ma cosa si intende per moda sostenibile? Il riciclo degli abiti risulta essere uno dei punti chiave della diffusione della moda eco sostenibile, puntando a riutilizzare tutto il possibile e a ridurre al minimo gli scarti. La sartoria fiorentina di Vittoria Valzania, sta implementando nuovi modelli di business e tecnologie per ridurre al minimo il consumo di risorse e l’impatto sull’ambiente facendo proprio uno dei principi dell’economia circolare: generare valore dallo scarto, dando nuova vita a materiali destinati alla discarica.

L’innovazione, tuttavia, riprende in mano le antiche tradizioni locali, come la tecnica della rigenerazione dei cenci. Gli scarti tessili, dopo un’accurata cernita e divisione in base a colori e materiali, vengono sfilacciati, mentre le nuove fibre stratificate e filate mantengono la colorazione originale.

Pensateci: a un vecchio jeans potremmo tagliare le gambe all’altezza del cavallo, cucire le estremità rimaste aperte e utilizzarlo come resistente sacca per la spesa, comodissima se infiliamo nei passanti un laccio per farla diventare una tracolla. Cucendo l’estremità inferiore della gamba del jeans tagliato si ottiene una custodia utile per oggetti lunghi, come l’ombrello, l’ombrellone da mare, oppure può essere un’ottima sacca salvaspazio per i giochi dei bambini.

La moda sostenibile in cifre

  • 7° è la posizione dell’Italia nella top 10 di crescita della moda sostenibile secondo Lyst. La green fashion cresce a velocità diverse: in testa c’è la Danimarca (+114%), seguita da Australia (+110%), Germania, Spagna, Francia e Canada. In Italia siamo al 20%.
  • 63% è la percentuale dei consumatori che nel 2020 ha scelto prodotti sostenibili, valutando, per le proprie scelte di acquisto, gli sforzi ambientali e sociali dei brand. Nel 2019, sostiene l’Osservatorio Millennials e Generazione Z di PWC Italia, erano solo il 29%.
  • -1% è la quota di tutti i prodotti tessili nel mondo che, secondo la Fondazione Ellen MacArthur, vengono riciclati in nuovi prodotti.
  • 8,25 miliardi di dollari è il valore che il mercato del fashion green potrebbe raggiungere nel 2023, arrivando a quota 9,81 miliardi nel 2025 e a 15,2 nel 2030. Lo sostengono le ultime ricerche di PWC Italia.
  • 663.000 le tonnellate di rifiuti tessili prodotti ogni anno in Italia e destinati a discarica o inceneritore e che, in gran parte, potrebbero essere riutilizzati (dati Ispra). P.S. Sai che dal 1° gennaio 2022 la raccolta differenziata del tessile è obbligatoria?

I capi vengono realizzati interamente nel nostro laboratorio di sartoria a Firenze e sono pronti in 4/5 settimane dalla ricezione del materiale da personalizzare e riciclare.

Clicca qui per maggiori informazioni.

Limi-net Edition

Ispirazione vittoriana mischiata a influenze vintage

Piccole e grandi tentazioni da comprare (solo) online.

Anelli magici (o quasi), cappelli neovittoriani, guanti su misura, borse atlante, ciondoli che chiamano gli angeli…Piccole e grandi tentazioni per farsi un regalo o per risolvere in un click la “questione Natale”.

WINTER COUTURE

«Il cappello non dovrebbe essere un semplice accessorio ma qualcosa di indispensabile come la borsa per una donna»: lo dice Rike Feurstein, che unisce innovazioni tecniche e passione per il design nei copricapi di grande charme.

Ispirazione vittoriana mischiata a influenze vintage: Vittoria Valzania designer, sarta e costumista, crea cappelli su misura unendo l’esperienza artigianale con la passione per gli accessori d’epoca, di cui ha una vasta collezione personale.

“Calzare come un guanto” è l’espressione perfetta per le creazioni di Mary Beyer, creatrice di guanti su misura e di una collezione uomo e donna modellata su stampi vintage con materiali preziosi come la pelliccia e personalizzabili su richiesta.

La collezione di sciarpe di Hotel of Things è realizzata usando scarti di vecchi capi di abbigliamento: maniche di cardigan, giacche e camicie tenute insieme da bottoni che permettono assemblaggi sempre nuovi.

A cura di Marie Claire

VITTORIA, CHAPEAU!

VITTORIA, CHAPEAU!

Avevo una collega che diceva cheveux invece di chapeau. Cose che capitano. Comunque, come ben sapete, l’espressione indica una profonda ammirazione per qualcuno, o meglio, per il gesto che qualcuno ha fatto.

La stessa che rivolgerei a Vittoria Valzania, modista come non ce ne sono quasi più nel 2010. Confeziona cappelli su misura (anche per cinema e teatro – clicca qui) ed è veramente cosa rara al giorno d’oggi. Forse qualcuno potrebbe definirla una designer, ma, dalle sue creazioni mi sembra di trovare un gran bagaglio di esperienza e idee che preferisco chiamarla modista.

Li realizza uno ad uno, tirando il feltro a mano sulle forme di legno. Ce ne sono di tutti i colori e di tutti i tipi, in particolare pioggia di cloche e qualche paglietta.

A cura di CINZIA MIGLIARDI

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