Riparare abiti: il potere di valorizzare l’imperfezione

Riparare abiti: il potere di valorizzare l'imperfezione

Esplorare le pratiche della riparazione degli abiti: un mondo gratificante e sostenibile che contribuisce a ridurre lo spreco e a riavvicinarci ai nostri capi d’abbigliamento in modo significativo.

Riparare abiti: il potere di valorizzare l'imperfezione

La pratica del “riparare abiti”, o mending, è l’arte di correggere i difetti derivati dall’usura dei vestiti. Questi difetti possono includere buchi, strappi e bottoni mancanti, e spesso coinvolgono l’uso di ago e filo.

Riparare abiti è un atto che abbraccia la bellezza dell’imperfezione, realizzando piccole riparazioni ai vestiti che già possediamo per poterli indossare più a lungo. Questo contrasta con l’idea che il nuovo sia sempre migliore, aggiungendo un tocco di personalità al capo.

Esistono due tipi comuni di mending: il visible mending e l’invisible mending.

Il primo è una tecnica di riparazione che mira deliberatamente a trasformare l’area riparata in una dichiarazione a sé stante, utilizzando fili dai colori accesi o aggiungendo toppe. Le molte modalità di riparazione visibile aggiungono un nuovo strato di narrazione al capo d’abbigliamento, raccontando storie attraverso colori e dettagli unici.

L’invisible mending, invece, è una tecnica di riparazione che si utilizza quando si desidera che l’area riparata non spicchi – meno evidente è meglio. L’obiettivo è far sì che il capo d’abbigliamento mantenga l’aspetto più vicino possibile alla sua condizione originale. Questo spesso implica la scelta di un colore di filo che si mimetizzi con il tessuto, l’uso di piccoli punti e cercare di nascondere i punti di sutura dietro le cuciture e le orlature già esistenti.

L’importanza di riparare vecchi abiti:

Con il consumo di abbigliamento in diminuzione, la pratica del mending diventa cruciale. Secondo la Fondazione Ellen MacArthur, un camion della spazzatura di tessuti viene scartato ogni secondo nel mondo, e gran parte di questi rifiuti è ancora completamente indossabile. Il mending diventa così una pratica di moda lenta, incentrata sulla cura e sulla riutilizzazione invece che sul consumo e sullo spreco. È un piccolo passo che può avere un impatto significativo sul nostro ambiente e sulla nostra mentalità nei confronti della moda.

Storicamente, il mending è stato un’abilità di necessità per le comunità a basso reddito. Tuttavia, con la crescita del movimento slow fashion, il mending è diventato un atto politico contro il sistema fast fashion. È importante notare che non tutti hanno il privilegio di dedicare tempo al mending, ma ci sono sempre più aziende che offrono servizi di sartoria, riparazione e alterazione.

Perché il mending non è diffuso?

Nonostante l’importanza, il mending non è ancora una pratica diffusa. La cultura della usa e getta, sostenuta dal sistema fast fashion, impedisce la diffusione di questa pratica, poiché questa si basa su vestiti economici e sulla promozione del consumo rapido.

Riparare abiti è un atto rivoluzionario contro il sistema di consumo veloce, promuovendo la cura, la durabilità e la consapevolezza. Non è solo un modo per mantenere i vestiti, ma anche un gesto di resistenza contro il consumismo e un’opportunità di rallentare, riflettere e valorizzare ciò che già possediamo.

Riparare abiti è un passo verso una moda sostenibile, accessibile e consapevole.

Limi-net Edition

Ispirazione vittoriana mischiata a influenze vintage

Piccole e grandi tentazioni da comprare (solo) online.

Anelli magici (o quasi), cappelli neovittoriani, guanti su misura, borse atlante, ciondoli che chiamano gli angeli…Piccole e grandi tentazioni per farsi un regalo o per risolvere in un click la “questione Natale”.

WINTER COUTURE

«Il cappello non dovrebbe essere un semplice accessorio ma qualcosa di indispensabile come la borsa per una donna»: lo dice Rike Feurstein, che unisce innovazioni tecniche e passione per il design nei copricapi di grande charme.

Ispirazione vittoriana mischiata a influenze vintage: Vittoria Valzania designer, sarta e costumista, crea cappelli su misura unendo l’esperienza artigianale con la passione per gli accessori d’epoca, di cui ha una vasta collezione personale.

“Calzare come un guanto” è l’espressione perfetta per le creazioni di Mary Beyer, creatrice di guanti su misura e di una collezione uomo e donna modellata su stampi vintage con materiali preziosi come la pelliccia e personalizzabili su richiesta.

La collezione di sciarpe di Hotel of Things è realizzata usando scarti di vecchi capi di abbigliamento: maniche di cardigan, giacche e camicie tenute insieme da bottoni che permettono assemblaggi sempre nuovi.

A cura di Marie Claire

VITTORIA, CHAPEAU!

VITTORIA, CHAPEAU!

Avevo una collega che diceva cheveux invece di chapeau. Cose che capitano. Comunque, come ben sapete, l’espressione indica una profonda ammirazione per qualcuno, o meglio, per il gesto che qualcuno ha fatto.

La stessa che rivolgerei a Vittoria Valzania, modista come non ce ne sono quasi più nel 2010. Confeziona cappelli su misura (anche per cinema e teatro – clicca qui) ed è veramente cosa rara al giorno d’oggi. Forse qualcuno potrebbe definirla una designer, ma, dalle sue creazioni mi sembra di trovare un gran bagaglio di esperienza e idee che preferisco chiamarla modista.

Li realizza uno ad uno, tirando il feltro a mano sulle forme di legno. Ce ne sono di tutti i colori e di tutti i tipi, in particolare pioggia di cloche e qualche paglietta.

A cura di CINZIA MIGLIARDI